LA SAGA DEGLI SPIONI AMERICANI

fai la spia e guadagni soldini !! ??

detectiveLa notizia è copiata dalla prima pagina del giornale il Sole 24 Ore di sabato 20 marzo 2009

la riportiamo perché in Italia, pochi lo sanno, questa novità esiste già, la spia la fanno i comuni per aumentare le entrate !!

Da due anni il telefono di Stephen Whitlock suona senza sosta. Da quando il fisco americano ha iniziato a offrire laute ricompense a chi denuncia i mega-evasori, le soffiate arrivano al ritmo di cento al mese, dieci volte più che negli anni precedenti. «L’iniziativa sta avendo un successo superiore a ogni aspettativa», dice il responsabile del reparto informatori del fisco americano. Nei suoi 27 anni di carriera, dedicata a combattere frode ed evasione, Whitlock ne ha viste di tutti i colori: soffiate fatte da mariti traditi per ripicca, da impiegati maltrattati e umiliati dai capiufficio per vendetta, da regolari cittadini presi in giro da amici gradassi a volte per invidia, a volte per puro desiderio di giustizia.
Lo scorso anno persino Stephen Whitlock è rimasto sorpreso dalla forza di persuasione del denaro: grazie a taglie pari al 15-30% delle tasse evase (a patto che la somma recuperata superi i 2 milioni di dollari e il reddito dell’evasore sia più alto di 200mila dollari in caso di persone fisiche) quello dell’informatore è diventato uno sport nazionale.

«Nei primi tre mesi dell’anno fiscale 2008 (ottobre-dicembre 2007, ndr), prima dell’entrata in vigore della nuova legge, le soffiate ci hanno permesso di identificare 46 mega-evasori – dice Whitlock -. Nei successivi nove mesi ne abbiamo presi 1.200». Quei 1.246 mega-evasori, ha calcolato successivamente il fisco, avevano omesso di dichiarare un totale di 65 miliardi di dollari di reddito; l’anno precedente gli evasori denunciati per avere evaso oltre 2 milioni di dollari erano stati solo 83 e il reddito non dichiarato 8 miliardi di dollari.
L’Internal Revenue Service, l’efficientissimo fisco americano, ha buone ragioni per sospettare che almeno 228 di questi 1.246 mega-evasori devono al governo più di 10 milioni di dollari, e 64 oltre 100 milioni. Nel qual caso le denunce anonime contro questi 228 mega-evasori potrebbero fruttare complessivamente da 1,3 a 2,6 miliardi di dollari ai 150 informatori del 2008, una media di 8-17 milioni a testa. «La nuova legge sulle ricompense funziona – dice Whitlock – perché non ammette più chi si limita a nutrire sospetti su qualcuno. Solo chi presenta una documentazione dettagliata ha diritto alla ricompensa, e la ricompensa è tale da dare l’incentivo di raccogliere prove inconfutabili contro gli evasori». Gli informatori fanno il lavoro del fisco, anzi meglio del fisco perché sanno dove cercare la frode.
La nuova direttiva, la sezione 7623b del Tax Relief and Health Care Act, era stata approvata nel dicembre 2006 dal parlamento americano per combattere la grande evasione da parte di facoltosi individui e aziende. Prima della 7623b, le ricompense per gli informatori erano a discrezione del fisco, ma raramente le soffiate dei delatori portavano alla cattura di pesci grossi. Nel 2004 e 2005, per esempio, 428 informatori hanno intascato complessivamente 12 milioni di dollari, il 7% dei 168 milioni recuperati dall’Irs grazie a loro. Il professore di legge alla Liberty University Joel Hesch, autore della guida per informatori Reward: Collecting Millions for Reporting Tax Evasion, ha calcolato che l’incasso medio tra il 2001 e il 2005 è stato di 22-45mila dollari.

Ora che la ricompensa del 15-30% è sancita per legge, la valanga di denunce contro i grandi evasori non accenna a rallentare. Nell’anno fiscale 2009 il numero di soffiate è salito del 50%, da 1.246 a 1.900, anche se è ancora troppo presto per sapere a quanto ammonta il reddito complessivo non dichiarato e l’ammontare totale delle tasse evase.
Negli Stati Uniti chiunque può denunciare un evasore, basta riempire un formulario disponibile sul sito dell’Irs. La documentazione richiesta perché uno degli analisti del fisco inizi a valutare il caso è così dettagliata da sollevare la domanda più ovvia: chi può avere accesso a documenti che attestino la situazione patrimoniale di un individuo o di una società, che illustrino gli espedienti impiegati per l’evasione, e che calcolino con una certa precisione l’imponibile effettivo e l’ammontare delle tasse evase? «La legge americana tutela il rapporto fiduciario tra un cliente e il suo avvocato o commercialista, quindi qualsiasi documento ottenuto da un professionista non è ammissibile come prova – spiega il professore di legge e fisco dell’University of California di Los Angeles Eric Zolt -. Nel caso di persone fisiche, l’informatore tipico è un ex-coniuge; nel caso di persone giuridiche un ex-socio o un ex-dipendente o un consulente esterno».
La denuncia di un datore di lavoro, in particolare, comporta grossi rischi per un delatore anche se la sua identità rimane segreta. Spesso non è difficile risalire al nome della talpa, e anche se per legge l’informatore non può essere licenziato per rappresaglia, il suo destino in azienda (e probabilmente nel mondo del lavoro) è segnato. Ma l’America pensa a tutto: un’associazione nazionale, il National Whistleblower Center, da vent’anni protegge i diritti degli informatori, fornisce assistenza legale e anche supporto psicologico. Gli informatori hanno trovato un infaticabile sostenitore, Charles Grassley, il senatore repubblicano che ha sponsorizzato la 7623b e che oggi critica pubblicamente l’Irs per la lentezza con cui sta analizzando i casi e rimandando il pagamento delle ricompense. «Questi sono spesso cittadini di elevata statura morale, armi efficaci a disposizione del fisco per combattere la frode – ha detto Grassley -. I ritardi dell’Irs rischiano di scoraggiare altri potenziali informatori». A oggi l’Irs non ha ancora pagato un centesimo agli informatori che hanno aderito all’iniziativa del 2006.

COMMENTI riportiamo quelli del giornale il sole 24 ore perchè ci piaccionoe sono significativi

4. Ludovico  |  20-03-2010 – 16:20:37h

Ma si’, che bello. Denunciamoci tutti contro tutti. Spiamoci tutti tra di noi. Storicamente gli stati che autorizzarono la delazione sono stati anche i più illiberali. Immaginiamoci che tizio voglia acquisire informazioni sul suo detestato capoufficio. Immaginiamoci che lo stato non garantisca poi questi lauti compensi – quantomeno non immediatamente. Perché’ non tentare la via dell’estorsione verso il diretto interessato (il capoufficio di tizio)? Se ciò non funziona, perché’ non vendere le informazioni compromettenti a un’organizzazione criminale che rapisca il figlio del capoufficio di tizio? Ve la ricordate la stagione dei rapimenti? Iniziative di questo genere sono socialmente pericolose. L’ex viceministro Visco quando pubblico’ per poche ore il censo dei contribuenti forse mirava ad ottenere un regime di delazioni a scopo predatorio. DIVIDE ET IMPERA! Per fortuna l’Italia e’ stata invasa nei secoli da stranieri e noi italiani abbiamo imparato ad essere diffidenti delle autorità

3. Cosimo bello |  20-03-2010 – 14:04:28h

mentre negli stati civili la gente collabora con lo stato per scovare gli evasori fiscali in Italia si sta cercando di fermare i magistrati togliendo a oro un mezzo investigativo come le intercettazioni. Con il clima esistente in Italia se un cittadino dovesse segnalare il vicino di casa che evade le tasse come minimo si beccherebbe la denuncia di violazione della privacy. Oramai l’Italia è diventato il paradiso dei disonesti piccoli e grossi e l’onestà sta diventando solo utopia.

2. Luca |  20-03-2010 – 13:12:02h

Metodo alquanto grezzo,di denuncia,pero’ sarebbe un bel passo se applicato qui da noi in Italia. Ovviamente i problemi che si stanno incontrando in USA sull’IRS, qui da noi sarebbero amplificati dato l’alto grado di disorganizzazione reale o voluta,ma visto che il sistema non riesce o non vuole trovare gli evasori ,sarebbe un tentativo da fare. Sono convinto che il provvedimento da solo non basterebbe,si rischia una caccia alle streghe,ma con i dovuti aggiustamenti permetterebbe all’erario italiano di recuperare parzialmente una parte degli importi sottratti o non dichiarati. Ma questo ovviamente rimarrà un ‘utopia,immaginate cosa accadrebbe????

1. Vincenzo |  20-03-2010 – 12:16:22h

Credo sia un’iniziativa fantastica. io personalmente rivedrei anche un aspetto… molte persone non conoscono soggetti che guadagnino le cifre indicate dalla legge americana, e nonostante tutto i risultati raggiunti mi sembrano completamente soddisfacenti, io farei in modo di dare la possibilità di denunciare anche i professionisti che quando presentano il conto con aria superficiale dicono…. 1000 con fattura, oppure se preferisce 800 (in contanti naturalmente) senza… e non bisogna dimenticare che sono gli stessi professionisti che guadagnando la maggior parte in nero, hanno anche i vantaggi che lo stato offre per le persone di ceto basso.

Un commento lo vogliamo fare anche noi dela redazione.

Ai colleghi ambulanti vogliamo dire: le cose stanno cambiando, il cambiamento è veloce e repentino, la crisi non molla la sua presa, tra non molto sentiremo gridare < si salvi chi può la nave affonda >. Premesso tutto ciò, vogliamo salvare le nostre aziende ? Mettiamoci tutti in regola, mettiamoci tutti assieme, abbandoniamo i vecchi schemi di chi non ci ha mai rappresentato e mai difeso, una volta in regola denunciamo oltre l’evasore fiscale chi non lo va a controllare !!

Perderemo al massimo un 20% di colleghi, così siamo sicuri che non faranno più danni ta nto li stiamo perdendo lo stesso. Dai forza al Consorzio Ambulanti veneti del Leon e tutti assieme difendiamo le nostre aziende !!!!

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